Seguiamo le tracce lasciate nei “secoli bui” da martiri, invasori, vescovi, monaci e feudatari
Testi di Elena Boni
Le foto dei documenti e dei manufatti sono pubblicate su concessione dei rispettivi Istituti di conservazione

Tratto delle mura di selenite in via Manzoni
Dalla seconda metà del III secolo, con la crisi dell’impero romano, la fiorente colonia romana di Bononia si avviò verso una rapida decadenza. I grandi edifici pubblici come la basilica vennero abbandonati e i materiali riutilizzati altrove; i muri crollarono, le fogne si ostruirono, la popolazione diminuì e la città si chiuse in se stessa. Il simbolo concreto di tale ripiegamento furono le mura di selenite: una cerchia difensiva che i Bolognesi costruirono nel IV o V secolo con la pietra gessosa delle colline, il cui aspetto rilucente ricorda la luna (in latino Selene, da cui il nome). Nelle mura si aprivano quattro porte: Ravegnana, Procola, Stiera e Piera. La cerchia di selenite racchiudeva solo la zona centro-orientale della città: circa 20 ettari.
Invasioni e lotte di potere
I quartieri più periferici e più poveri della città rimasero esposti alle invasioni dei popoli “barbari” provenienti dal Nord e dall’Est. Dopo aver resistito ai Visigoti di Alarico nel 408, Bologna subì incursioni dagli Unni di Attila, poi dagli Eruli di Odoacre nel 476 e fu infine occupata dai Longobardi nel VI secolo. I nuovi arrivati si accamparono fuori dalle mura nella zona est, generando la cosiddetta “addizione longobarda”: una porzione di città semicircolare che si “appoggia” all’antico impianto ortogonale romano. Questo assetto è tuttora evidente nell’urbanistica cittadina, con le attuali via Santo Stefano, Strada Maggiore (l’antica Via Emilia), via San Vitale e via San Donato (oggi Zamboni) che si dipanano a raggera, mentre le strade della parte ovest seguono un andamento più ortogonale.
Il cristianesimo in città
Le quattro porte della cerchia di selenite erano protette da altrettante croci, poste secondo la leggenda da Sant’Ambrogio e le cui copie sono oggi conservate in San Petronio: Croce degli Apostoli ed Evangelisti, Croce delle Vergini, Croce dei Santi, Croce dei Martiri. Questo testimonia l’altro grande mutamento avvenuto a Bologna nell’età tardo-antica: l’arrivo del cristianesimo, con le relative persecuzioni da parte degli imperatori romani. Non sappiamo precisamente da chi e quando la nuova fede fu introdotta in città. La leggenda parla di una catacomba sotterranea, erroneamente confusa con la cripta di San Vitale, dove i primi cristiani bolognesi si riunivano per ascoltare la predicazione di Sant’Apollinare, discepolo di San Pietro.
Quale primo vescovo di Bologna è venerato San Zama, a cui è dedicata l’omonima cripta oggi visitabile. Egli istituì un luogo di culto nei pressi della via Emilia intorno al 270 d.C. Durante le persecuzioni di Diocleziano (302-305 d.C.) questo divenne un luogo di sepoltura per i vescovi bolognesi.
I santi Vitale e Agricola.
Alle persecuzioni romane è legata la vicenda dei due proto-martiri bolognesi: i santi Vitale e Agricola. Rispettivamente schiavo e padrone, essi furono torturati e uccisi nell’arena in cui si svolgevano gli spettacoli dei gladiatori, nella zona nord-est della città. La leggenda vuole che s. Ambrogio, vescovo di Milano, durante la sua visita a Bologna intorno al 393 d.C. abbia identificato le loro tombe nel cimitero giudeo-cristiano e promosso il loro culto. Sul luogo sorse una chiesa che, trasformata e ricostruita più volte nei secoli insieme alla cripta sottostante, costituisce oggi la parrocchia dei Santi Vitale e Agricola in Arena.

Concessione terriera dei frati di S. Stefano, anno 922 (credit: Archivio di Stato di Bologna)
La figura più significativa del cristianesimo bolognese altomedievale fu San Petronio, patrono della città. Proveniente da una famiglia di funzionari pubblici, abbandonò una promettente carriera per dedicarsi al sacerdozio a Milano sotto la guida di Sant’Ambrogio, il quale lo inviò quale ottavo vescovo di Bologna intorno al 430. Nei circa 20 anni del suo episcopato Petronio promosse la ricostruzione della città dopo le distruzioni dei barbari. In particolare, sulle rovine di un antico tempio romano dedicato alla dea orientale Iside volle la costruzione di una chiesa dedicata ai Santi Vitale e Agricola e vi fece trasferire le loro reliquie: è l’origine del complesso di Santo Stefano, le “Sette Chiese” amate da tutti i Bolognesi.

Croce aurea longobarda, VIII secolo (credit: Museo Civico Medievale)
Il contado
Che cosa accadde nei “secoli bui” fuori dalle mura di selenite? Il contado bolognese visse il conflitto tra Bizantini e Longobardi e poi la conquista da parte dei Franchi (773). Queste vicende determinarono un’organizzazione politica parcellizzata in vari feudi, con signori e signorotti che obbedivano ora all’una ora all’altra potenza. Su questo tessuto politico si innestò l’organizzazione religiosa del territorio: pievi, monasteri e abbazie che gestivano il territorio in sostituzione, in accordo oppure in contrasto con i governi politici locali.
La pieve (dal latino plebs, gente) è una chiesa quasi sempre dotata del fonte battesimale e dedicata alla cura d’anime, cioè alla formazione dei cristiani e all’amministrazione dei sacramenti. Rinate nei secoli VI-VIII dopo le invasioni barbariche, le pievi si rafforzarono grazie a Carlo Magno, re dei Franchi, che rese obbligatorio il pagamento delle “decime” alle chiese battesimali. Nel territorio bolognese almeno quattro pievi erano dotate di battistero esterno: Claterna, Baragazza, San Giovanni Battista in Triario e Lizzano. A Lizzano si conserva l’unico edificio battesimale altomedievale rimasto in tutta la diocesi, risalente alla metà del secolo VIII. Santa Maria di Monteveglio presentava, invece, la particolarità di essere costruita all’interno di un centro abitato fortificato. La pieve urbana di San Pietro, oggi cattedrale, è attestata con certezza solo dalla fine del IX secolo.
All’organizzazione “pubblica” delle pievi si affianca la rete dei monasteri e delle abbazie, con la variante degli ospitali religiosi (alloggi per i pellegrini oppure veri e propri luoghi di cura) fondati soprattutto dai monaci vallombrosani e collocati di solito lungo la via Emilia e le grandi arterie di comunicazione. Una delle fondazioni più antiche, risalente forse già al V secolo, è il cenobio benedettino di San Vittore situato sul Monte Giardino fuori porta Castiglione.

Privilegio di papa Giovanni XIII ai canonici di S. Pietro, anno 967 (credit: Archivio Arcivescovile di Bologna)
Questo diffuso sistema di chiese si reggeva economicamente su un reticolo di proprietà, rendite e beni, donati dai potenti o dai semplici fedeli. Quasi la metà delle pievi collinari e montane possedeva un mulino e i fedeli erano obbligati a utilizzare il mulino della pieve di appartenenza. Anche le chiese di città avevano molti possedimenti nel contado, grazie ai quali si mantenevano e potevano svolgere la propria funzione religiosa. Proprio alla gestione delle proprietà ecclesiastiche e dei benefici connessi dobbiamo i documenti scritti più antichi conservati nella nostra città. Nel fondo “Corporazioni religiose soppresse” all’Archivio di Stato di Bologna si trova un contratto di concessione di terra da parte dei frati benedettini cassinesi di S. Stefano, datato 1° dicembre 922. Invece all’Archivio arcivescovile è conservato un privilegio concesso da papa Giovanni XIII ai canonici di S. Pietro nel 967. Questo documento vanta un record mondiale: è il più antico privilegio pontificio su pergamena giunto fino a noi.
- Alma Mater Studiorum Università di Bologna, Centro “Gina Fasoli” per la storia delle città
www.centrofasoli.unibo.it - Museo civico medievale (MCM)
Via Manzoni, 4 – Bologna
Tel. 051 2193930
www.museibologna.it/medievaleScavi archeologici Salaborsa
P.za Nettuno, 3 – Bologna
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bibliotecasalaborsa@comune.bologna.itArchivio di Stato di Bologna (ASBo)
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Tel. 051 223891Archivio arcivescovile di Bologna
Via del Monte, 3 – Bologna
Tel. 051 6480754
www.archivio-arcivescovile-bo.it