ALLOCCO

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Obiettivo Appennino – Gli scatti di William Vivarelli

L’allocco è il più comune e diffuso uccello appartenente all’ordine dei rapaci notturni, possiede un piumaggio che lo rende facilmente confondibile con l’ambiente circostante, e se vedere gli uccelli di giorno può richiedere pazienza, osservare l’allocco può diventare addirittura complicato.
Tra i tanti adattamenti alla vita notturna, come ad esempio la vista acutissima o l’udito particolarmente sviluppato, l’allocco ha anche un volo silenzioso dato da piume molto morbide e dal bordo sfrangiato delle penne che attutisce l’attrito con l’aria. Tutto ciò consente all’ allocco di cacciare sfruttando l’elemento della sorpresa e di piombare sulle sue prede, soprattutto piccoli roditori e uccelli ma anche anfibi, rettili e insetti, senza che queste si allertino.
Anche se l’allocco è un uccello attivo soprattutto di notte, potremmo cercare di vederlo al crepuscolo quando parte per la caccia, o di giorno quando riposa sul posatoio diurno. Se saremo fortunati e pazienti, osserveremo un uccello dall’aspetto compatto, con colorazione del piumaggio che può variare dal castano-rossiccio al grigio scuro.
Contrariamente al gufo e all’assiolo, l’allocco non possiede ciuffi auricolari, troppo spesso confusi con orecchie. La testa è molto grossa, con un evidente disco facciale di piume più chiare dal quale spunta un evidente becco adunco. Gli occhi sono completamente neri e rivolti frontalmente. La stagione degli amori va da gennaio a marzo: in questo periodo il maschio attira la femmina col canto. Anche questo rapace notturno depone le uova nelle cavità degli alberi o del terreno, senza costruire un vero e proprio nido. Entro aprile vengono deposte 2-3 uova. I piccoli nascono dopo un mese di incubazione, imparano a volare dopo circa un mese, ma vivono con i genitori ancora per tre mesi, durante i quali diventano autosufficienti.

Articolo pubblicato su Nelle Valli Bolognesi dell’inverno 2010. Tutte le foto sono state scattate tra la Bassa e l’Appennino bolognese. Questa rubrica è pubblicata grazie alla collaborazione con il Gruppo Studi Savena Setta Sambro

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