BONONIA, la Bologna romana

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La città fu conquista dai Romani e ne divenne una colonia nel 189 a.C., due anni dopo Marco Emilio Lepido completò la Via Emilia per collegare Rimini a Piacenza

di Elena Boni

Bologna fu conquistata dai Romani nel II secolo a.C. e per volontà del Senato nel 189 a.C. divenne una colonia col nome di Bononia. Sembra lineare, come ci appare spesso l’espansione romana ai tempi della Repubblica e del primo Impero: veni, vidi, vici. In realtà la storia di Bologna in epoca romana è lunga e complessa: vide fasi di conquista intrecciarsi a fasi di integrazione fra i nuovi coloni e i vecchi abitanti di origine etrusca o celtica, e si concluse dopo circa otto secoli con le invasioni barbariche. Moltissime sono le tracce che le storia romana ha lasciato sul nostro territorio: esploriamone alcune, tra musei e scavi archeologici.

Governare il territorio: la centuriazione

Come tutte le colonie romane, la città di Bologna doveva essere un centro di sviluppo per un vasto territorio rurale che fu bonificato dalle acque e diviso in centurie: grandi quadrati di circa 720 mt di lato. Ogni centuria era poi divisa in 100 lotti, di circa 5.050 mq ciascuno, assegnati ai coloni: popolazioni indigene amiche oppure ex-legionari romani. Questo sistema, detto centuriazione, ha caratterizzato la campagna padana e bolognese per tutti i secoli successivi ed è tuttora visibile dall’alto in molte zone della pianura, ad esempio a Budrio.

Gli insediamenti agricoli erano dotati anche di edifici di servizio e infrastrutture utili alla lavorazione e conservazione dei prodotti. A questa funzione è riconducibile, ad esempio, la vasca romana pavimentata che è stata riportata alla luce nel 2019 durante i lavori edili in via Alda Merini a Castenaso ed è oggi visibile nei nuovi edifici. Rispetto ad altre colonie, Bononia era particolarmente fertile e produttiva. Inoltre il primo Appennino forniva risorse naturali preziose per le costruzioni e il progresso sociale: legname, minerali e acqua in abbondanza. I Romani impiantarono cave di gesso e di arenaria e cercarono di governare l’acqua con un esteso sistema di bonifiche, ponti, pozzi, canali e acquedotti.

Le strade: non solo Via Emilia

Tipico strumento di governo romano del territorio era la costruzione di strade. La più famosa è, ovviamente, la Via Emilia. Prende il nome dal console Marco Emilio Lepido che la completò nel 187 a.C. per collegare Rimini con Piacenza. La strada era ed è talmente importante, che tuttora ha il rango di strada statale e dà il nome a metà della nostra Regione. Rimangono rari tratti della pavimentazione originaria, ad esempio sotto via Ugo Bassi, mentre nel letto del fiume Reno è stata trovata la pietra miliare LXXVIII che attesta la ristrutturazione della Via Emilia voluta dall’imperatore Augusto nel 2 a.C.

Proprio sul Reno fu costruito in età augustea un grande ponte in macigno dei Colli Euganei e marmo rosso di Verona, materiali in parte riutilizzati 15 secoli dopo per pavimentare la basilica di San Petronio.

Il problema principale dei collegamenti Roma-Bologna era, e per alcuni aspetti è tuttora, valicare l’Appennino. Vista la complessità morfologica del territorio, i Romani utilizzarono non un’unica via, ma diversi passi appenninici e un ventaglio di strade che seguivano antichi sentieri o le vallate dei fiumi o i crinali. In particolare la Via Flaminia, che collegava Roma a Rimini, ebbe una variante di valico detta “Flaminia Minor” che collegava Arezzo con la Via Emilia attraverso il passo del Giogo. All’incrocio fra le strade appenniniche e la Via Emilia si svilupparono importanti centri urbani, fra cui la città di Claterna, vicino all’attuale frazione Maggio di Ozzano. Si tratta di una “città fantasma” rimasta per secoli sepolta, quasi intatta, sotto campi coltivati. Importantissima in età romana come crocevia, posta a metà strada fra Bologna e Imola, Claterna entrò in crisi con le invasioni barbariche e fu completamente abbandonata tra il V e il VI secolo d.C. A fine ‘800 alcuni ritrovamenti dovuti all’aratura dei campi diedero avvio a una prima campagna di scavi archeologici, poi ripresa negli anni ’50 e ’60 del secolo scorso e oggi culminata nell’apertura del museo e delle visite guidate all’area archeologica.

La vita in città

Al centro della colonia c’era l’abitato urbano di Bononia, inizialmente compreso fra il torrente Aposa e il rio Vallescura. La città ebbe il classico impianto ortogonale, perfettamente attraversato dalle due strade principali: il cardo (circa sull’attuale Via Galliera) e il decumano (in realtà una porzione leggermente sfalsata della Via Emilia: Via Ugo Bassi/Rizzoli). Intorno ad essi si sviluppava una città fiorente con tutti gli edifici pubblici tipici di un municipio romano: la basilica, i cui resti si possono vedere oggi negli scavi sotto la piazza coperta di Sala Borsa; l’anfiteatro per i giochi dei gladiatori; la piazza o foro; il teatro, oggi visitabile su richiesta in via de’ Carbonesi. Per attraversare i corsi d’acqua furono costruiti ponti, come quello sull’Aposa rinvenuto nel 1914 sotto l’attuale via Rizzoli. Le abitazioni private, del tipo domus in città e villa nel contado, si arricchirono progressivamente di elementi e servizi e si diffusero anche oltre i confini originari del municipio, dando luogo a un progressivo ampliamento dell’area urbana. Nel 53 d.C. la città fu devastata da un grave incendio e l’imperatore Nerone (ironia della sorte…) ne finanziò la ricostruzione, guadagnandosi la gratitudine dei Bolognesi.

Della città romana non rimane quasi nulla in superficie; tuttavia le testimonianze archeologiche, di cui è ricchissimo l’apposito Museo civico, affiorano con grande frequenza in occasione di lavori di edilizi pubblici o privati. Per fare un solo esempio, gli scavi archeologici sotto la cattedrale di San Pietro hanno restituito un’ampia stratificazione di reperti ed epoche storiche.

Subito fuori dalla città c’erano le necropoli, di cui rimangono molte lapidi e i resti di monumenti funebri a forma di edicola. Notevoli sono le circa 100 lapidi romane riutilizzate nel V-VI secolo per costruire una diga vicino al Pontelungo, il cosiddetto “muro del Reno” che doveva proteggere la Via Emilia dall’innalzamento delle acque.

Lo sviluppo di Bononia si arrestò nel III secolo con la crisi dell’impero romano, quando anche la nostra città cominciò a decadere e a ripiegarsi in se stessa. Due secoli dopo gli abitanti vollero proteggersi costruendo le mura di selenite. Ma questa è un’altra storia, che racconteremo nel prossimo articolo.

NELLE PUNTATE PRECEDENTI
Nei primi 4 articoli della rubrica “La macchina del tempo” abbiamo raccontato la storia antica di Bologna. Oltre ai Musei archeologici già indicati, diamo alcuni consigli per ripercorrerla rapidamente:
Il bel libro di A. Gottarelli, Appenninica. Storia delle ricerche archeologiche nella valle dell’Idice, ed. T.e.m.p.l.a. 2014, 64 pp.
Il volume didattico P. Luppi – M.L. Sacchetti – D. Scheda, Bologna prima di noi. Percorsi storici, Ponte Nuovo ed., Bologna 1994
Il depliant Valle dell’Idice. Itinerario archeologico edito dalla Fondazione del Monte
L’area tematica “Bologna antica” del Museo della storia di Bologna a Palazzo Pepoli: www.palazzopepoli.it/museo
La visita guidata didattica “Storia di Bologna dalla Preistoria all’epoca romana” presso il Museo civico archeologico: www.museibologna.it/archeologico/schede/la-storia-di-bologna-dalla-preistoria-all-epoca-romana
INDIRIZZI UTILI
Museo civico archeologico
Via dell’Archiginnasio, 2 – Bologna
Tel. 051 2757211
mca@comune.bologna.it

Scavi archeologici Salaborsa
P.za Nettuno, 3 – Bologna
Tel. 0512194400
bibliotecasalaborsa@comune.bologna.it

Teatro romano
Via de’ Carbonesi, 5-7 – Bologna
info@teatroromanobologna.com

Museo civico archeologico e paleoambientale “Elsa Silvestri”
Via Mentana, 32 – Budrio (BO)
Tel. 051 6928279
cultura@comune.budrio.bo.it

Museo e Area archeologica di Claterna
c/o Palazzo della Cultura
P.za Allende, 18 – Ozzano nell’Emilia (BO)
Tel. 051 791337
museo@comune.ozzano.bo.it

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