Con le civiltà proto-storiche nel bolognese continua il viaggio nella storia della città
testo e foto di Elena Boni
A cavallo fra preistoria e storia, ovvero poco prima della comparsa della scrittura, gli storici collocano le tre “età dei metalli”: l’età del rame (4000-3000 a.C.), l’età del bronzo (3000-1100 a.C.), l’età del ferro (1100-700 a.C.). La fondamentale innovazione tecnologica data dalla fusione del metallo, che consentiva agli uomini di fabbricare utensili molto più efficaci, permise lo sviluppo di civiltà molto più evolute con forme di vita stanziali, agricoltura, specializzazioni sociali, divisione dei compiti, sviluppo degli scambi commerciali fra gruppi etnici e territoriali diversi. Nella nostra provincia si svilupparono due forme di civiltà, le cui interazioni reciproche nello spazio e nel tempo sono ancora in corso di approfondimento da parte degli archeologici: la “civiltà delle terramare” e la “civiltà villanoviana”. Importantissime scoperte archeologiche compiute dall’Ottocento in poi hanno permesso di scoprire e man mano conoscere meglio la storia di queste popolazioni che vissero nel nostro territorio circa 4 millenni fa e che sono almeno in parte i diretti discendenti di quegli “uomini delle caverne” di cui abbiamo parlato nell’articolo precedente.
LE TERREMARE

Palafitte terramare – P. Luppi
Durante l’età del bronzo gli abitanti della pianura padana avevano il vantaggio di un terreno molto fertile e adatto alle coltivazioni, ma lo svantaggio di un clima rigido e di un territorio difficile da abitare, con fiumi che esondavano spesso, paludi e animali selvatici. Svilupparono, quindi, forme di insediamento di gruppo con tipiche capanne e/o palafitte. Dalla forma dialettale “terra marna” ovvero terra scura, nerastra (ricca di sostanze organiche e quindi fertile) deriva la definizione di “terramare” date a questi villaggi proto-storici. Le capanne erano costruite in legno e paglia su palafitte (pianura padana centro-settentrionale, Italia centrale) oppure in argilla su terrapieni rialzati (pianura emiliana e bolognese), con il tetto in canne. Dai reperti archeologici scopriamo che gli abitanti delle terramare praticavano l’agricoltura, l’allevamento, la caccia, la pesca, il commercio, andavano a cavallo, lavoravano i filati, la terracotta e i metalli. Le capanne erano abitate probabilmente da singole famiglie che condividevano con il villaggio spazi comuni e di utilità. Un’importante novità rispetto alle civiltà precedenti è la presenza di sepolcreti: ogni villaggio aveva, infatti, un’area dedicata in cui riunire i defunti, dopo la cremazione. È proprio dalle sepolture delle terramare che gli archeologi hanno ricavato la maggior parte dei reperti e quindi delle informazioni.
Un importante sito archeologico nel Bolognese è la terramara di Anzola dell’Emilia, che offre una finestra unica sulla vita durante l’età del bronzo. La sede locale del Museo archeologico ambientale ospita i materiali rinvenuti durante gli scavi, tra cui ceramica di qualità e strumenti legati alla lavorazione del bronzo e del vetro. È visitabile inoltre la ricostruzione di una capanna dell’età del bronzo a grandezza naturale.
CIVILTÁ VILLANOVIANA

Museo di Villanova
Nel 1853 il conte Giovanni Gozzadini, appassionato di antichità e lettere, scoprì nella sua tenuta a Villanova di Castenaso le prime tracce di un’antica civiltà italica a cui diede, appunto, il nome di “villanoviana”. Diede impulso alle ricerche facendo scavare molti e importanti reperti, oggi custoditi al Museo civico archeologico di Bologna. Ulteriori scavi e scoperte avvennero in città e nella provincia bolognese durante il Novecento e anche negli anni più recenti, per lo più in occasione di lavori edili o stradali. La quantità e ricchezza dei ritrovamenti ha permesso di studiare meglio la civiltà villanoviana, suddividendola in 4 periodi (villanoviano 1°, 2°, 3° e 4°) e mettendola in relazione con altre scoperte archeologiche simili avvenute nel frattempo nell’Italia centrale. Oggi si ritiene la civiltà villanoviana il “ponte” fra la civiltà preistorica e quella etrusca, di cui costituisce la forma più antica.

Corredo funerario
Come vivevano gli uomini villanoviani, e come lo sappiamo? Anche in questo caso, la maggiore quantità di informazioni si può ricavare dalle sepolture. I Villanoviani cremavano i morti ne deponevano le ceneri in tipici vasi biconici a due manici, precedentemente usati per conservare i cereali; dopo la morte del proprietario, uno dei due manici di terracotta veniva spezzato per simboleggiare il nuovo uso del manufatto. Insieme al vaso venivano deposti oggetti di uso quotidiano che ci testimoniano una società evoluta e differenziata: pesi da telaio, pettini, spilloni, oggetti domestici per le donne; utensili, armi, fibule, oggetti vari da lavoro e da cavallo per gli uomini, sempre più specializzati per professione e differenziati per rango sociale man mano che passano i secoli.
Vaso biconico
Le tracce di fondamenta trovate durante numerose campagne di scavo ci mostrano che i Villanoviani vivevano in capanne con pareti di legno e argilla e tetto in legno e canne o paglia; ogni capanna aveva un focolare centrale a cui corrispondeva un foro nel tetto per il fumo. Era presente inoltre un telaio per la tessitura, alari per sostenere gli strumenti di cottura al fuoco, e l’immancabile buco scavato nel terreno in cui veniva alloggiato il dolio, un vaso per conservare le vivande.
Al Museo della civiltà villanoviana di Castenaso sono conservati molti e importanti reperti provenienti dagli scavi di Marano, delle Caselle e di Budrio. Inoltre si può entrare nella ricostruzione a grandezza naturale di capanna villanoviana e si può ammirare il plastico con la ricostruzione di un villaggio villanoviano, realizzato per la grande mostra che nel 1994 diede notorietà agli studi storici sui Villanoviani. Il 20 ottobre 2024 l’alluvione che ha investito Castenaso ha invaso anche il deposito della Soprintendenza in località Fiesso; grazie all’intervento della Protezione Civile e alla collaborazione degli enti locali e statali è stato possibile recuperare le 116 casse di reperti provenienti dagli scavi del territorio. Una volta restaurati, i preziosi oggetti sono stati collocati nel nuovo deposito inaugurato lo scorso 17 maggio. Oggi il MUV è iscritto al sistema Museale Regionale e Nazionale, avendo superato gli standard richiesti per l’adesione.

Ricostruzione dell’interno di una capanna
Altri reperti provenienti dall’area di Castenaso e di Budrio sono esposti nel piccolo, ma ben fornito Museo archeologico e paleoambientale di Budrio intitolato alla professoressa Elsa Silvestri. Un’altra grande ricostruzione di capanna villanoviana è visitabile, previo accordo col Museo civico archeologico, ai Giardini Margherita di Bologna.
Via dell’Archiginnasio 2 Bologna
Capanna villanoviana: Giardini Margherita, vicino alle Serre
Museo archeologico ambientale
Sede di Anzola dell’Emilia
V. Emilia 87 (ex caserma Carabinieri)
MUV – Museo della civiltà villanoviana
V. Tosarelli 191
Castenaso (BO)
Ecomuseo delle erbe palustri
V. Ungaretti 1
Villanova di Bagnacavallo (RA)
(dove si possono vedere le tecniche costruttive delle capanne dai tetti in canne)