AVERLA MAGGIORE

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Obiettivo Appennino – Gli scatti di William Vivarelli nelle Valli Bolognesi
(pubblicato sul numero uscito nell’inverno 2011)

Sedentaria e migratrice, l’averla maggiore (Lanius excubitor) nidifica in America Settentrionale, Eurasia e Africa centrosettentrionale; in Europa l’areale riproduttivo è piuttosto frammentato nelle regioni centrali, ma come svernante l’Averla maggiore può spingersi fino al bacino del Mediterraneo. La sua presenza in Italia, dove sverna nelle regioni settentrionali, è regolare ma scarsa. Frequenta luoghi aperti, dove si alternano coltivi, prati e aree incolte con arbusti e alberi sparsi. Localmente si nota in brughiere, boschetti, frutteti, acquitrini ma anche in viali alberati, giardini e parchi urbani. Di corporatura slanciata ma robusta, munita di becco uncinato e di una coda lunga e graduata, è la più grande delle averle. Presenta una livrea grigio cenere nelle parti superiori e bianca in quelle inferiori, ad eccezione di una mascherina nera sul capo e di ali e coda, in gran parte nere. L’apertura alare è di 30-34 centimetri. Aggressiva e poco socievole, tanto da non ammettere intrusi nel proprio territorio, l’averla maggiore preda grossi insetti, piccoli uccelli, rettili e mammiferi. Caccia all’agguato usando un posatoio come punto di osservazione da cui si lancia sulle vittime. Ha l’abitudine di infilzare su grosse spine l’eccedenza di cibo per consumarlo a poco a poco. Da noi la si può osservare dal mese di novembre a tutto Febbraio.

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